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Allovin o Halloween?

E’ una festa molto antica forse di origine celtica ma probabilmente era festeggiata anche prima nelle varie culture paneuropee, dimostrazione ne è il fatto che viene festeggiata anche in zone che non hanno mai avuto contatti con il mondo celtico come in Sardegna. Alcuni studiosi hanno individuato le origini dell’attuale festa di Halloween nella festa celtica di Semhain, che coincide col il Capodanno celtico. I Celti, come altri popoli antichi, misuravano il tempo in base alle stagioni e ai cicli del raccolto, così che Semhain era la festa che segnava la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno e allo stesso tempo l’ultimo raccolto prima dell’inizio della stagione fredda, l’occasione in cui si mettevano da parte le provviste per superare il freddo inverno nordico. Per questo motivo Semhain era la festa più importante per i celti e rappresentava un momento di passaggio, fuori dal tempo. Da questo deriva il carattere mortuario della festa di Semhain, che ritroveremo nel moderno Halloween: in questo momento di mezzo, infatti, i Celti credevano che la parete che divide il regno dei morti da quello dei vivi si assottigliasse e che i due mondi potessero entrare in comunicazione: i morti potevano tornare nel mondo dei vivi ed entrare in contatto con essi. Per questo motivo la festa di Semhain era anche un momento per onorare i morti. IRomani più tardi fecero coincidere la festa di Semhain con la loro festa dei morti, che aveva luogo in maggio, mentre più avanti i cristiani istituiranno la festa dei morti il 2 novembre, il giorno dopo di Ognissanti. In effetti lo stesso nome moderno di Halloween è legato alla festa di Ognissanti, in quanto deriva da “All Hallow’s Eve”, che in inglese antico significava proprio la vigilia di Ognissanti. Semhain si lega dunque, oltre che ad Halloween, a una serie di feste in onore dei morti, sia religiose che non religiose. Un’altra tradizione lega invece il “dolcetto o scherzetto” all’usanza medievale dei mendicanti di chiedere l’elemosina il giorno di Ognissanti in cambio della promessa di pregare per i defunti del donatore in occasione della festa dei morti del 2 novembre. Questo ci dimostra che la festa di Halloween e le sue usanze si sono costruiti nel corso dei secoli attraverso la sovrapposizione di leggende e tradizioni legate a varie epoche e diverse tradizioni. Halloween, come altre feste moderne, è il risultato di una lunga serie di trasformazioni e mescolanza di vari elementi di origine diversa.      

Quella moderna è nata in Irlanda (dove la cultura celtica ebbe più lunga fortuna), per poi trasferirsi negli Stati Uniti per mezzo di tutte le persone che hanno contribuito a creare lo stato americano e che poi vi hanno cercato fortuna.  Negli Stati Uniti la festa ha poi preso il carattere che oggi conosciamo, scadendo negli ultimi anni anche nel consumismo dilagante e perdendo i suoi significati originari.  

Altra curiosità è che molto probabilmente la presenza delle zucche intagliate deriva dai paesi mediterranei e molto probabilmente italici dove la zucca era molto coltivata e dove si usava intagliarla e porvi una candela all’interno per tenere lontani gli spiriti cattivi e le streghe. In Irlanda svuotavano prevalentemente grosse rape e cipolle.
Nell’Italia contadina già negli anni Venti dello scorso secolo era prassi nelle campagne preparare queste zucche, ben prima che Halloween moderno diventasse una festa planetaria. Molto probabilmente la “magia” della fiammella colpiva l’immaginazione della gente semplice di campagna legata al timore per i fuochi fatui o i lumini dei cimiteri.

Anche in Romagna la cultura contadina era piena di miti e spaventosi personaggi legati alla commemorazione dei defunti. Innanzitutto, il ritorno dei defunti era collocato non alla vigilia d’Ognissanti ma alla vigilia dei morti. Si lasciava la casa apparecchiata, si teneva una candela accesa per guidarli nel cammino e la mattina ci si alzava molto presto, anche verso le 2; si cambiavano i letti con lenzuola nuove per lasciarli alla disponibilità delle anime che sarebbero lì tornate a riposarsi e ci si incamminava a piedi verso la chiesa per la messa mattutina. In chiesa si faceva una specifica questua dedicata ai defunti, progenitrice del “dolcetto o scherzetto”, e i poveri erano i beneficiari principali della questua raccolta, che a volte veniva effettuata anche di casa in casa chiedendo la “carità dei morti”.

Non si devono dimenticare quelle che sono le tradizioni della nostra terra, la Romagna, e che sanno essere abbastanza spaventose da competere con le zucche infernali e le altre creature del folklore anglosassone.

Tra folletti dispettosi e spettri raccapriccianti, scopriamo – o meglio, riscopriamo – assieme alcune delle leggende e delle figure più misteriose e temute della cultura romagnola, tra miti e superstizioni.

Il Mazapégul

Il re malevolo del folklore romagnolo è senza dubbio il Mazapégul. Figura mitica conosciuta soprattutto nel forlivese, il Mazapégul è un folletto che per alcuni assomiglia a un gatto, a uno scimmiotto oppure a un coniglietto. Insomma, una creatura molto piccola e dai contorni imprecisi, ma anche un autentico incubo. Pare infatti che il Mazapégul sia un autentico maestro nel provocare mal di pancia e orribili sogni. Il Mazapégul ricorda però anche la figura del satiro: si tramanda infatti che impersoni la sensualità e la passione erotica, che gli piaccia dormire con le donne, ma anche con gli animali nella stalla. E se a qualcuno capita di non trovare le cose: sarà stato di sicuro il Mazapégul, che fa dispetti di ogni genere, fa volare gli oggetti e guasta i lavori già avviati. Per difendersi da questo mostriciattolo, la cultura contadina aveva escogitato vari rituali, fra cui legare un cappio per tre giorni e tre notti ai piedi del letto, tenersi a cavalcioni di una finestra mangiando cacio e pane o mangiare un pezzo di pane fingendo di spidocchiarsi.

La Piligrèna

Se la zucca è un po’ il simbolo di Halloween, la vigilia di Ognissanti in Romagna può esser ben rappresentata dalla Piligrèna (la Pellegrina), appellativo spesso usato per indicare le lanterne o i fuochi fatui, quelle misteriose luci o fiammelle che si possono incontrare negli antichi cimiteri e nelle paludi. Nella tradizione contadina si credeva infatti che i fuochi fatui fossero una manifestazione dei poteri soprannaturali della terra, se non addirittura veri e propri fantasmi. Incontrando una di queste fiammelle in una palude o in un cimitero, infatti, portava subito a ritenere che fosse l’anima di un trapassato tornata sulla terra per tormentare il prossimo. Di conseguenza la Piligrèna veniva utilizzata per spaventare i bambini affinché non si avventurassero nei cimiteri di notte. Le madri romagnole, perciò, potevano dire: “Sta ‘tenti ch’la j è la piligrèna c’at ciàpa!” (Stai attento che la pellegrina ti prende). Infine, dalla paura deriva il gioco. E proprio come i ragazzi inglesi, anche i giovani romagnoli nel passato (e in alcune zone ancora oggi) erano soliti porre in zone oscure (per esempio dentro una zucca) una candela per spaventare qualche malcapitato con la Piligrèna.

La Borda

Altra creatura temibile della tradizione romagnola è la Borda. Presente anche nella cultura emiliana e lombarda, la borda è uno spettro che tormenta i bambini, in particolare quelli non troppo buoni. Secondo alcuni il nome potrebbe derivare dalla divinità celtica Borvo che sorvegliava acque termali e sorgenti, e questo spiega la sua diffusione in varie zone del nord Italia. La Borda viene citata anche dallo scrittore ravennate Eraldo Baldini nel suo romanzo “Mal’Aria”, dove si narra di alcuni bambini sacrificati al mostro affogandoli nella palude. La diffusione della leggenda in Romagna sembra però essere legata a una vecchia ninna nanna dai contorni molto macabri:

Ninàn, ninàn, la Borda la liga i bei babèn cun una côrda.
Cun una côrda e cun una curdella, la liga i bei babèn pu la i asserra,
cun una côrda e cun una ligazza, la liga i bei babèn pu la i amazza
.

Che potremmo tradurre: “Ninna nanna, la Borda lega i bei bambini con una corda. Con una corda e con una cordicella, lega i bei bambini e poi li stringe, con una corda e con un legaccio, lega i bei bambini e poi li ammazza”.

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